op 190 – Progetto di quartiere sull’area del Pirotecnico a Bologna, 1939-41, con Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani e Mario Pucci

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Progetto di quartiere sull’area del Pirotecnico a Bologna, 1939-41, con Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani e Mario Pucci

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Scheda storico-critica

A due anni dall’espletamento del concorso per il piano regolatore della città, nella primavera del 1940, il podestà di Bologna decide di «valersi dell’opera dell’ing. arch. Plinio Marconi, capo del gruppo primo classificato nel concorso per il progetto di massima, quale consulente generale» per la redazione del piano ufficiale (lettera inviata ad Alberto Legnani dal podestà G. Farné il 31.5.1940, copia in APB, Corrispondenza). La decisione è in contrasto con l’ipotesi – che sembrava delinearsi in precedenza – della creazione di una commissione composta da dodici architetti e ingegneri scelti fra gli esponenti dei primi cinque gruppi premiati al concorso del 1938 e presieduta da Marconi. Per tacitare le proteste, il podestà affida ai gruppi esclusi la progettazione di quelli che si potrebbero definire dei piani particolareggiati. Ad Alberto Legnani, «quale rappresentante del gruppo quarto classificato nel concorso, [spetta] l’incarico di prestare la […] collaborazione al consulente generale per la redazione, sulle direttive della Commissione [per il piano regolatore], del progetto relativo alla zona, […] occupata quasi per intero dal Pirotecnico e da altri stabilimenti militari, compresa tra il viale Panzacchi, la via Castiglione, lavia dei Cappuccini, la via Panoramica e la via S. Mamolo» (ivi). L’invito è ovviamente esteso da Legnani agli altri componenti del gruppo (Bottoni, Giordani e Pucci) che con lui avevano condiviso l’esperienza del concorso del 1938, e che, in quell’occasione, avevano già redatto un primo progetto su quell’area, proponendone la riconversione a quartiere residenziale. Nella relazione illustrativa del piano regolatore proposto i quattro professionisti avevano così descritto quel primo progetto: «La zona attualmente occupata dallo stabilimento pirotecnico militare e dalla Caserma di Artiglieria è una delle più belle della città e delle più adatte alla costruzione di un quartiere residenziale […] costituito da costruzioni alte di carattere semintensivo e intensivo e vaste zone di verde fra esse. Lungo il viale di circonvallazione si sono previsti fabbricati bassi, per negozi opportunamente separati dalla strada da zone verdi e provvisti di portici o pensiline. Nella parte più alta e più verdeggiante della zona, ma che per essere troppo addossata alla collina è la meno soleggiata e quindi meno adatta alla costruzione di abitazioni, potrà essere costruito un ampio teatro di masse all’aperto che avrà per scenario il magnifico sfondo naturale dei parchi fortemente alberati della villa Favorita, della villa Revedin e di S. Michele in Bosco. Accanto al teatro vi saranno pure zone ed edifici di svago e di sport leggeri» (P. Bottoni, G.L. Giordani, A. Legnani, M. Pucci, Concorso per il piano regolatore della città di Bologna, 1938, p.125). Pur nella sua schematicità, anche questo primo progetto non manca di qualità. È evidente l’intento di stabilire, attraverso il teatro e la piazza porticata, una connessione con la collina che richiama il rapporto fra natura e architettura proprio della città greca. Sul versante rivolto alla città, la successione di nove edifici lamellari lascia poi in larga parte visibile il paesaggio collinare, di cui offre nitide inquadrature. Il progetto elaborato due anni dopo si addentra molto di più nella definizione degli spazi interni del quartiere, privilegiando temi quali il rapporto tra gli spazi privati e quelli collettivi, la centralità dei luoghi della vita associata, la differenziazione dei percorsi, il rapporto con le presenze monumentali e, infine, la ricerca di originali soluzioni tipologiche per gli edifici residenziali. Diversamente da quanto previsto due anni prima, anche la parte alta della zona costeggiata dalla strada panoramica che sale alla collina è nel nuovo progetto interessata dall’edificazione. Si tratta di 28 edifici bassi plurifamiliari dislocati nel verde non recintato: una soluzione indubbiamente più realistica della precedente, ma che è stata assunta anche per consolidare il baricentro della piazza principale del quartiere, sulla quale si affaccia un edificio pubblico (la cui destinazione non è precisata nella documentazione disponibile). Più interessante è sicuramente il complesso dei 12 edifici residenziali disposti su due file nella zona pianeggiante e allineati in modo da lasciare larghi varchi in direzione della collina. Ciascuno di essi è formato da una coppia di case in linea raccordate nelle testate da una trama di lunghi terrazzi aperti che schermano un cortile interno. Gli edifici sono inoltre differenziati secondo le due file: in quella verso la collina presentano una pianta quadrata con un’altezza di 6 piani; in quella che fronteggia la città hanno una pianta rettangolare con un’altezza di 7 piani. In entrambe le versioni la soluzione tipologica riprende quella adottata nel primo progetto per via Roma del 1936-37, ma con cortili meno sviluppati in lunghezza. L’insistenza sui tipi «a corte aperta» – in cui si avverte l’influenza della casa Rustici di Lingeri e Terragni – ha un significato di rilievo nella vicenda razionalista che, come è noto, ha privilegiato l’edilizia aperta per ragioni igieniche e di soleggiamento: con questo tipo a corte si sperimenta la possibilità di mantenere tutti i vantaggi delle costruzioni in linea e di conseguire nel contempo il senso di protezione e di intimità offerto dal tipo a corte. La scelta è dunque indicativa di una maggiore attenzione alla socialità degli spazi aperti, che non sono più visti, come in molti schemi di «lottizzamento razionale», quali mere conseguenze del calcolo igienico. Il progetto compie così significativi passi avanti nella sfera deir apporti tra i vuoti e i pieni e tra il verde e i restanti spazi aperti, rapporti che appaiono più equilibrati rispetto alla disposizione delle case a schiera tipica di molti quartieri razionalisti. Lo studio delle infrastrutture al servizio della mobilità tende poi a dare unità al tutto, distinguendo i percorsi per gli automezzi da quelli pedonali, a ciascuno dei quali è assicurata, per quanto possibile, la continuità. L’andamento planimetrico e la possibilità di introdurre dei dislivelli favoriscono anzi la riduzione dei punti di interferenza tra i percorsi. Il progetto, infine, è attento alle presenze monumentali. Propone infatti il recupero del convento dell’Annunziata, prima inglobato nella caserma d’artiglieria, e stabilisce un preciso rapporto con il complesso di S. Michele in Bosco, sede dell’Istituto ortopedico Rizzoli. Il quartiere proposto da Bottoni, Giordani, Legnani e Pucci si pone, a questo riguardo, come un tramite rispettoso fra la città storica e quel complesso, e, tutto sommato, tra la città e la collina. Pur trattandosi di uno studio di massima, il progetto riveste dunque un’importanza non secondaria nell’esperienza progettuale di Bottoni. Vi si avverte infatti l’inizio di un ripensamento sul tema del quartiere che proseguirà con significativi sviluppi nel dopoguerra.

Giancarlo Consonni

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 302-303.

Bibliografia

G. C. [Consonni], Progetto di quartiere sull’area del Pirotecnico a Bologna, 1939-41 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 302-303.

G. Consonni, Piero Bottoni a Bologna e a Imola. Casa, città, monumento. 1934-1969, Ronca, Cremona 2003, pp. 19-20.

Documenti scritti

Verbale della riunione della Commissione piano regolatore del Comune di Bologna, Bologna 15 giugno 1940. Dattiloscritto, 1 c./2 pp.

Estratto del verbale della adunanza del 9 agosto 1940 tenuta in Comune dalla Commissione del piano regolatore e dai gruppi incaricati dello studio di particolari zone. Dattiloscritto, 1 c./1 p.

Commissione per il piano regolatore. Ordine del giorno per la seduta del 4.1.1941. Dattiloscritto, in due copie, 1 c./1p.

Nota spese piano regolatore Bologna. Zona Pirotecnico e Fiera. Dattiloscritto, in tre copie, 1 c./1 p.

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