op 188-1 – Stabilimento Sant’Unione per prodotti alimentari in via Toscana 144 a San Ruffillo (Bologna), 1939-40, con Mario Pucci

opera 188-1

Stabilimento Sant’Unione per prodotti alimentari in via Toscana 144 a San Ruffillo (Bologna), 1939-40, con Mario Pucci

op188 1 copertina

Scheda storico-critica

I fratelli Sant’Unione, proprietari di poderi in Val di Zena e piccoli industriali, affidano a Bottoni e Pucci il progetto di uno stabilimento per la lavorazione di prodotti alimentari (condimenti, lievito, droghe ecc.) e la preparazione di salumi speciali. L’area prescelta è sulla via Toscana in margine alla piazza della stazione di S. Ruffillo, frazione pedecollinare di Bologna a pochi chilometri dai possedimenti rurali dei committenti. La dislocazione suggerisce ai progettisti una divisione degli accessi per veicoli e destinazioni: «dalla via Toscana a mezzo di una strada privata si giunge al corpo degli uffici e alla abitazione del Direttore. Dalla piazza della Stazione si accede invece ai reparti di lavorazione e ai magazzini ([P.B., M.P.], Stabilimento Sant’Unione a Bologna – S. Ruffillo, s.d., p. 1, dattiloscritto in APB, Documenti). Gli stessi accessi rispondono dunque alle articolazioni in due parti dell’organismo che l’architettura si incarica di sottolineare: a ovest è situato il parallelepipedo della direzione amministrativa, entro le cui forme, all’esterno, è dissimulata la residenza del direttore-proprietario come se questa fosse funzione esclusiva di quella; a est si distende il fabbricato con volte a botte più propriamente destinato alla lavorazione e allo stoccaggio dei prodotti, mentre, nell’intervallo di poco più di 4 metri che separa le due costruzioni, l’innesto di un corpo verticale assicura tutte le connessioni. Il contenimento della parte a volte entro i 24 metri di estensione del fronte consente di ottenere una serrata relazione prospettica tra i fianchi e la sagoma stereometrica della testata, tanto che l’intero organismo appare come un segmento ottenuto per sezionamento di un corpo più esteso. La sensazione è accresciuta dall’andamento mosso del terreno e dallo stacco tra l’intonaco più scuro che riveste la parte visibile del seminterrato e l’intonaco chiaro della parte superiore. L’effetto è ulteriormente accentuato dalla successione delle linee verticali dei pluviali mantenuti in vista e dalla misurata distribuzione delle finestre. Diverso è però l’aspetto complessivo dei due fronti laterali; né poteva essere altrimenti, data la forma a L della pianta del corpo a volte e l’asimmetria che ne deriva, e che anche il fronte principale opportunamente denuncia. Mentre sul lato nord la parte rientrante riprende rigorosamente il modulo base definito dalla copertura a botte, sul lato sud la ripetizione è interrotta dal segmento finale, che si presenta dilatato e concluso da una volta con freccia più alta a causa dell’andamento obliquo del muro di contenimento a est: una soluzione ardita quest’ultima, e forse non del tutto convincente, anche se i progettisti hanno voluto rimarcare la rottura del ritmo eliminando la finestra a lunetta. Quanto all’articolazione funzionale degli spazi, l’organismo sembra rispondere pienamente alle esigenze produttive: «con una discesa in rampa dal cortile adiacente al piazzale della stazione le materie prime scendono al piano terreno […] dove sono immagazzinate […]. Adiacente al magazzino è il salone delle macchine pesanti (macine, rulli, pestelli, forni di cottura, di essiccamento ecc.). I materiali dopo opportuna lavorazione vengono trasportati al piano superiore per la confezione negli involucri destinati alla vendita. Al piano terreno sempre, si trova un reparto per la lavorazione di salumi speciali con annessa cella frigorifera e salone di prima stagionatura» (ivi, p. 4).Se la mancanza di documentazione non ci consente di valutare la qualità degli spazi interni del seminterrato dal punto divista delle condizioni di lavoro, è possibile invece apprezzare la luminosità e la pulizia formale che caratterizzano il piano superiore, dove troviamo uno degli interni più confortevoli dell’architettura industriale italiana tra le due guerre. Purtroppo interventi compiuti a più riprese hanno completamente modificato questa architettura fino a renderla irriconoscibile. Gli stessi Bottoni e Pucci, ancora nel corso della guerra, accettano di apportare modifiche peggiorative ampliando il corpo degli uffici fino a saldarlo al fabbricato a volte. Va infine segnalato che i due professionisti nel 1942 studiano anche un gruppo di case popolari per gli impiegati della Sant’Unione. Il progetto adatta al contesto i tipi già messi a punto per il quartiere semirurale di Legnano (seconda versione): proprio quelle case a due piani in cui venivano coraggiosamente proposte le coperture a botte sperimentate per la fabbrica di S. Ruffillo. Di questo adattamento, segnalato da Bottoni in una lettera indirizzata ad Albini del 19.12.1942 (copia in APB, Corrispondenza), si sono conservati solo due disegni che non consentono di ricostruire l’organizzazione complessiva dell’insediamento. Stando alla relazione di progetto più volte citata, si sarebbe in ogni caso trattato di un gruppo di edifici composti ciascuno da quattro appartamenti e disposti «anteriormente al corpo degli Uffici», ma con orientamento perpendicolare a questo e alla strada privata in comunicazione con la via Toscana.

Giancarlo Consonni

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 297-298.

Bibliografia

A. Sartoris, Gli elementi dell’architettura funzionale, Hoepli, Milano 1941, p. 594.

Stabilimento alimentare, in «Costruzioni-Casabella», a. XV, n. 177, settembre 1942, p. 9.

G. Gr. [Gresleri], Piero Bottoni, in International Style e Razionalismo in Emilia Romagna: 1920-1940, numero monografico di «Parametro», a. XII, n. 94-95, marzo-aprile 1981, pp. 44-47.

G. C. [Consonni], Stabilimento alimentare Sant’Unione in località San Ruffillo a Bologna, 1939-40 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 297-299.

Bibliografia a cura di Giancarlo Consonni

Documenti scritti

Stabilimento Sant’Unione, appunti relativi alle destinazioni d’uso. Manoscritto con schizzi, 1 c./3 pp.

Schizzi con dati dimensionali. Manoscritto, 2 cc./2 pp.

Santunione, calcoli c.a. Manoscritto con schizzi su fogli di diversa natura, 7 cc./12 pp.

Computo estimativo magazzino cav. Santunione. Dattiloscritto, 2 cc./2 pp.

Fabbriche Sant’Unione, Bologna, computo estimativo. Dattiloscritto, 5 cc./5 pp.

Idem. Dattiloscritto, 3 cc./3 pp.

Stabilimento Sant’Unione di Bologna. Preventivo di massima, Modena 16 gennaio 1939. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 6 cc./6 pp.

Idem. Dattiloscritto su carta intestata, 5 cc./5 pp.

Impianti elettrici Gino Persiani, Bologna. Preventivo delle spese […], Bologna 13 luglio 1939. Dattiloscritto su carta intestata con annotazioni manoscritte, 3 cc./3 pp.

Impresa Carlo Montecchi, Fiorano di Modena. Lettera con estratto conto, Bologna 31 dicembre 1939. Dattiloscritto,1 c./1 p.

Società anonima cav. E. Santunione & fratello, Bologna. Liquidazione lavori aggiunti. Dattiloscritto, 6 cc./6 pp.

Idem, bozza. Dattiloscritto e manoscritto, 6 cc./7 pp.

Archivio Piero Bottoni

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