op 183 – Progetto del Palazzo dell’acqua e della luce all’Esposizione universale di Roma, concorso, 1939, con Gabriele Mucchi e Mario Pucci

opera 183

Progetto del Palazzo dell’acqua e della luce all’Esposizione universale di Roma, concorso, 1939, con Gabriele Mucchi e Mario Pucci

op183 copertina

Scheda storico-critica

Ci sono «architetti che continuano la loro opera senza insistere nell’ebbrezza delle facili eccezioni, come un Cuzzi, un Bottoni, un Michelucci […]. In una categoria soltanto gli atteggiamenti eccezionali sono tollerati: nelle costruzioni da esposizione – perché, in questo caso, l’eccezione è una ragione di necessità pratica – e nelle costruzioni di carattere eminentemente aulico […]» (G. Pagano, Tre anni di architettura in Italia, in «Casabella», a. X, n. 110, febbraio 1937, p. 5). Il progetto per il Palazzo dell’acqua e della luce del 1939 per l’E.42 è sicuramente una di quelle opere in cui anche per Bottoni l’eccezione, cioè la monumentalità, rappresenta la regola. D’altra parte lo stesso bando del concorso, a cui dovevano attenersi i partecipanti invitati dall’Ente autonomo per l’Esposizione universale di Roma, stabiliva che «L’edificio destinato a mostra storica della luce artificiale, sarà insieme una grandiosa fontana che costituirà un fantasioso elemento di attrazione, sfolgorante di luci e di giochi d’acqua». In tal modo Bottoni ha la possibilità di riprendere il discorso avviato nel 1935 con la progettazione del paraboloide a cascata d’acqua per il padiglione Salonit e di cimentarsi finalmente in maniera più concreta con un tema, quello dell’«architettura luminosa», che già alla fine degli anni Venti aveva attirato la sua attenzione. Risalgono infatti al 1929 due suoi articoli apparsi su «Illuminotecnica», nei quali si era occupato dell’illuminazione elettrica in rapporto all’architettura, ed è del 1932 il servizio da lui curato su «L’illuminazione Razionale» nel quale aveva affrontato dettagliatamente l’argomento della «architettura della luce», dei «giochi d’acqua luminosi, combinati con elementi murari». In quest’ultima occasione si era spinto persino a prefigurare, per le architetture «naturalmente […] aventi un fine puramente emotivo», la possibilità che si potesse pervenire a composizioni di «architetture e sculture fantastiche di luci, materializzandole in composizioni di accordi e contrasti di getti d’acqua polverizzata, di sabbia, di polveri bianche, nere o colorate; ci si potrà valere inoltre di superfici piane e curve e di volumi creati da gas e vapori in movimento […]. Si potranno fare composizioni con vetri stessi d’ogni tipo […] posti in contrasto a metalli opachi e brillanti, legni, marmi ecc. aventi superfici variamente lavorate […]» (P. Bottoni, Note sull’ «architettura della luce», in «L’Illuminazione Razionale», a. V, n. 1, gennaio 1932, p. 9). Proprio a questo tipo di espressionismo compositivo si rifanno i numerosi schizzi che preparano il progetto: piccole immagini spesso colorate, nelle quali la rivisitazione di elementi appartenenti al futurismo, ma anche al suprematismo e al costruttivismo, sembra prevalere sui riferimenti alla classicità a cui è invece approdato l’esito finale. Le idee progettuali attorno a cui ruotano i vari schizzi preparatori possono essere raccolte in quattro gruppi. Come si può dedurre da una serie di brevi appunti di Bottoni (in APB, Documenti), la prima soluzione per il Palazzo dell’acqua e della luce consta di tre elementi: «a) di un blocco sollevato su pilastri e su getti d’acqua contenente la mostra illuminata totalmente a luce artificiale, b) di un telaio contenente composizioni plastiche o reclamistiche, c) della torre-faro. Per quanto concerne i materiali, gli appunti indicano arditi accostamenti: «struttura e pilastri in c.a. per l’edificio mostra e la torre; telaio in duralluminio rivest[imento] in travertino […]». In questa versione l’accesso alla mostra viene garantito da «una galleria a tubo di vetro che dal bordo del lago raggiunge, passando tra gli zampilli, la scala vetrata che sale al 1° piano. Anche la seconda soluzione prevede tre parti. La costruzione – annota Bottoni negli appunti – «consta a) dell’edificio mostra formato da 2 corpi riuniti di galleria vetrata, b) di una torre fontana, c) di varie composizioni plastiche disposte nel lago. Quanto ai materiali, al cemento armato e al travertino sono in questo caso accostate «pietre coloratissime» e «mosaici di vetro». Nella terza ipotesi, invece, «l’edificio è contemporaneamente sede della mostra e fontana. L’accesso avviene dalla parte inferiore attraverso scala elicoidale e ascensore centrale. Materiali: cemento parzialmente armato con strutture leggere sorrette con elementi a tensione: rivestimento in pietra. La quarta variante è quella che più delle altre risente della esperienza maturata da Bottoni con la progettazione del padiglione Salonit, in quanto «consta a) di una grande cascata, b) di due corpi bassi disposti a diga belvedere lungo 3 lati del lago e contenenti la mostra. L’effetto di grandiosità della cascata – annota sempre Bottoni – è ottenuto con un velo d’acqua cadente sulla superficie ondulata esterna del paraboloide. Materiali: la costruzione è fatta in muratura e pietra e completamente autarchica». Rispetto a queste soluzioni il progetto definitivo si distingue nettamente. Esso appare infatti composto da «un blocco posto in un laghetto e formante a sua volta un bacino sopraelevato dal quale emergono ruderi e statue fra giochi d’acqua. L’interno è formato da una vasta galleria destinata alla mostra. Dai locali della mostra si accede a un corridoio con pareti di speciale cristallo prospettanti il bacino interno, costruito in modo da costituire un grandioso acquario». Si tratta di un sistema complesso e ingegnoso di scatole cinesi, nel quale l’«immaginazione fantastica» degli schizzi iniziali, protesa a celebrare unicamente i fasti della scienza e della tecnica, appare imbrigliata, costretta a rientrare nei ranghi imposti da un concorso voluto, come tutti quelli banditi dall’E. 42, per esaltare il mito di Roma imperiale. L’immagine impressa nei «ruderi» e nelle «statue» che emergono dall’acqua non riesce infatti a sottrarsi alla citazione retorica del tempio e dell’arco di trionfo. Tuttavia, nel libero gioco delle asimmetrie e dei contrasti, nel gigantismo dell’uno e nella miniaturizzazione degli altri, i volumi dei dadi sospesi sugli esili pilotis perdono parte della loro aria greve e sembrano più semplicemente pensati per richiamare, come da un belvedere, la composizione e il linguaggio razionale degli edifici per le Forze armate, presentati l’anno prima sempre da Bottoni, Mucchi e Pucci per l’E. 42 al concorso omonimo del 1937-38. Bottoni, Mucchi e Pucci non riceveranno nessun riconoscimento: la commissione giudicatrice sosterrà che «si erano smarriti in un complesso niente affatto definito di idee, accennate e presentate più nella veste di schizzi che di progetti sia pure di massima» (Muntoni, 1987, p. 99).

Graziella Tonon

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 289-291.

Bibliografia

G. Consonni, L. Meneghetti, L. Patetta, Piero Bottoni. Quarant’anni di battaglie per l’architettura, numero monografico di «Controspazio», a. V, n. 4, ottobre 1973, p. 44.

A. Muntoni, E. 42. I concorsi, in M. Calvesi, E. Guidoni, S. Lux (a cura di), E. 42. Utopia e scenario del regime, Marsilio, Venezia 1987, p. 99.

S. Danesi Squarzina, Occasioni perdute: gli architetti lombardi all’E42, ivi, pp. 112-113.

G. C. [Consonni], Progetto del Palazzo dell’acqua e della luce per l’Esposizione universale di Roma, Concorso, 1939 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 289-291.

G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon, (a cura di) Bottoni, Mucchi, Pucci. Progetto del Palazzo dell’Acqua e della Luceall’E42, 1939. Con un bozzetto di Genni Wiegmann, La Vita Felice, Milano 2001.

Bibliografia a cura di Graziella Tonon

Documenti scritti

Appunti relativi alle didascalie delle tavole in concorso. Manoscritto con schizzi a matita e carboncino, acquerellati,5 cc./9 pp.

Archivio Piero Bottoni

DAStU - Politecnico di Milano

Campus Bovisa
Via Giuseppe Candiani, 72
20158 Milano

t +39 02 2399 5827

archivio-bottoni-dastu@polimi.it