op 181 – Villa Nava in via Sigonia a Modena, 1938-39, con Mario Pucci

opera 181

Villa Nava in via Sigonia a Modena, 1938-39, con Mario Pucci

op181 copertina

Scheda storico-critica

«Il progetto di questa casa ebbe origine dalla necessità di creare nel giardino di una villa esistente la nuova abitazione per una coppia di sposi. L’area a disposizione era assai limitata e formata da un reliquato di giardino compreso fra il confine della proprietà e il retro di una palazzina preesistente […]. Una serie di vincoli, inerenti alle distanze dai confini preesistenti, obbligavano le altezze e gli sviluppi del costruendo edificio. La casa doveva corrispondere ad un minimo costo». (Bottoni, Pucci, 1939, p. 24). I vincoli numerosi con cui gli architetti devono scontrarsi fanno sì che, tra tutte le ville progettate da Bottoni, casa Nava sia quella dove più chiaramente la sintassi dell’edificio appare condizionata dai movimenti interni della pianta. Per questa casa borghese si potrebbe dire ciò che vale soprattutto per gli alloggi economico-popolari, ossia che l’architettura, per usare parole di Massimo Bontempelli, «lavora entro il margine del funzionale, e questa è la sua libertà». Tre sono le soluzioni studiate e via via accantonate prima di giungere a quella poi scelta per la realizzazione, in quanto ritenuta in grado di soddisfare nel migliore dei modi «tutte le condizioni poste: 1) adattamento all’area; 2) buon orientamento; 3) funzionale disimpegno dei locali; 4) minimo costo della costruzione» (ivi, p. 27). La prima soluzione, scartata perché «data la sua cubatura risultò troppo costosa […] ed apparve non corrispondente ai vincoli di confine […]» (ivi, p. 24), consisteva in un semplice parallelepipedo a due piani, a base rettangolare, scavato su tre angoli a formare al piano terreno tre piccoli portici e al primo piano tre logge, una davanti e due dietro. L’accesso era al piano terreno, dove oltre all’atrio trovavano posto tre ampi locali di servizio. Una scala inserita nel corpo della casa saliva al piano superiore, dove erano invece previste tre camere da letto, un bagno, una cucina e un unico grande locale per il soggiorno e il pranzo, disposto in modo da avere il fronte sud e il fronte nord aperti su due logge. Mentre la seconda soluzione ricalca con alcune varianti la prima, la terza anticipa la soluzione conclusiva. Vale dunque la pena di passare subito a quest’ultima. Nel progetto definitivo il volume iniziale appare scomposto e ricomposto per aderire ai movimenti della pianta: nel rimpicciolirsi ed adattarsi alla forma infelice dell’area, il volume si è incamerato su un lato due logge, si è differenziato funzionalmente e si è proiettato esternamente su un fianco come chi al cinema è costretto, per vedere lo schermo, a piegare la testa tutta da una parte. Il risultato è un parallelepipedo su tre lati molto più regolare e compatto di prima, privo di logge, tramato solo da una semplice sequenza di finestre, dal cui corpo sporge inaspettatamente una scala volante e, affiancato a questa, un cubo sorretto da sottili pilotis: incorniciato sul fronte da una loggia e tutto intonacato di bianco, spicca come una anomalia sulle rosse facciate di mattoni degli altri muri della casa. Per ridurre la volumetria, e con questa i costi, senza penalizzare più di tanto il taglio dei locali, i progettisti sono infatti intervenuti drasticamente sul vano della scala, su quello delle logge e sui locali di servizio. In particolare l’espulsione all’esterno di una rampa d’accesso all’appartamento ha consentito di ridurre nel corpo della casa lo spazio necessario a collegare l’alloggio con i locali a piano terreno: ora all’interno è sufficiente solo una piccola «scaletta partente dalla cucina». Quanto al cubo, la sua sagoma aggettante, insieme alla riduzione dello spazio per i locali di servizio, permette di formare al piano terreno un ampio porticato e di compensare in tal modo la scomparsa di due logge al piano superiore. Non solo: il nuovo volume consente una più felice sistemazione del locale di soggiorno, il che diventa così il fulcro della casa. Espandendosi all’esterno il soggiorno può infatti essere allargato rispetto alla sala da pranzo, con cui rimane in comunicazione, senza dover sacrificare il piccolo studio creato di fianco al posto di una delle tre camere da letto iniziali. Inoltre esso può aprirsi con una ampia vetrata alla vista degli alberi e illudere chi abita la casa di spaziare su un grande giardino anziché stare soffocato dietro al muro dell’edificio preesistente. «La piccola casa è costruita completamente in muratura con solaio in cotto di tipo misto. I pilastri del loggiato sotto il locale soggiorno in c.a. sono gettati entro tubi di eternit. La pavimentazione dei locali di soggiorno e di riposo è in linoleum […]. La copertura del solaio è a tegole tipo marsigliese (sostituite per ragioni di tempo e di economia agli embrici in cotto che erano stati previsti). La scala è in travertino e i davanzali delle finestre in cemento artificiale. Il costo complessivo della costruzione finita si è aggirato sulle L. 70.000» (ivi, p. 27).

Graziella Tonon

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 281-282.

Bibliografia

P. Bottoni e M. Pucci, Casa per due sposi, in «Edilizia Moderna», a. XII, n. 31, luglio 1939, pp. 24-27.

Semplici case per gli sposi, in «Domus», a. XIII, n. 147, marzo 1940, pp. 84-85.

G. T. [Tonon], Villa Nava in via Sigonia a Modena, 1938-39 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 281-282.

L. Montedoro, La città razionalista. Modelli e frammenti Urbanistica e architettura a Modena 1931-1965, pp. 174-176.

Documenti scritti

Piccola casa per una famiglia a Modena, relazione descrittiva. Dattiloscritto, 2 cc./2 pp.

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