op 173 – Progetto del Piano regolatore di Bologna, concorso, 1938, con Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani e Mario Pucci

opera 173

Progetto del Piano regolatore di Bologna, concorso, 1938, con Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani e Mario Pucci

op173 copertina

Scheda storico-critica

Dopo Genova, Verona, Piacenza e Como, Bottoni è al suo quinto concorso per il piano regolatore di una città. L’esperienza accumulata assieme a Mario Pucci, che collabora a tutti i lavori urbanistici da lui compiti in periodo fascista, si fa sentire nell’affinamento del metodo e degli strumenti disciplinari sia nella maturazione di una nuova concezione dei rapporti sociali, dove si avverte un decisivo sganciamento dall’ideologia del regime. Vale la pena di vedere subito quest’ultimo punto. Nella definizione delle linee generali, la relazione di progetto indica al primo posto tra gli «essenziali risultati ai quali gli amministratori delle città debbono attribuire […] importantissimo valore […]» quello di «Precisare per ogni zona della città il tipo di costruzioni che vi dovranno sorgere, non sulla base di un antisociale e sorpassato concetto di distinzione delle abitazioni per ceto di abitanti e cioè ville signorili, case medie, case operaie ecc., ma esclusivamente sul concetto unico, rispondente all’etica politica del nostro tempo, della abitazione nella forma più generale, differenziata esclusivamente per densità di abitanti per ettaro in relazione sia alle necessità igieniche delle abitazioni come all’economicità della gestione dei servizi pubblici» (Bottoni e altri, 1938, p. 9). Bottoni e Pucci sembrano dunque essersi lasciati alle spalle il principio della specializzazione dei quartieri per ceto sociale che invece nel progetto per il piano regolatore di Como era assunta in stretta connessione con la zonizzazione funzionale. E pur vero che viene confermata la proposta di dislocare le abitazioni operaie vicino alle fabbriche, ma ciò è inquadrato in una logica localizzativa volta a diminuire il disagio dei lavoratori costretti a passare tempo prezioso in lunghi spostamenti pendolari. La nuova rilevanza data al «problema sociale delle abitazioni per il popolo» (ivi, p. 19) porta, del resto, a dare una risposta meno astratta, di quanto non fosse configurato nelle conclusioni del Ciam di Atene, alla questione della centralità dell’abitare nell’ambito del complessivo sistema delle relazioni: «Per nuove importanti industrie si sono ad esse destinate delle zone staccate dal nucleo della città ma vicine ai raccordi ferroviari e alle strade di grande comunicazione e situate in prossimità di quei centri o frazioni sparsi nella pianura bolognese nei quali già attualmente esistono aggruppamenti di popolazioni semirurali che formano il nucleo degli operai che affluiscono quotidianamente alle industrie cittadine» (ivi, p.24). Il consolidamento della condizione semirurale, proposto per talune componenti della forza lavoro industriale, non è tanto una concessione alla politica ruralistica del regime, quanto la presa d’atto della nuova condizione metropolitana che va mescolando realtà rurale e realtà urbana, a tutto vantaggio di una politica salariale volta al contenimento del costo del lavoro. La proposta di un decentramento calibrato di alcuni comparti industriali è infatti formulata alla luce di una attenta valutazione della tendenza insediativa nel quadro metropolitano; una tendenza di cui si intravedono le notevoli potenzialità per un più equilibrato sviluppo del territorio, ma di cui si ritiene di dover correggere alcune manifestazioni, in particolare la dispersione incontrollata degli insediamenti e il conseguente formarsi di una «non città» (ivi, p. 9). Si propone quindi di impiantare «i nuovi centri industriali in prossimità delle borgate rurali che attorniano la città a distanze in un raggio di 5 km circa cosicché [risulti] favorita una organizzazione delle abitazioni in centri semirurali». Il significativo avvicinamento dell’urbanistica alle questioni sociali fa sentire i suoi effetti anche sul piano delle scelte localizzative e del disegno urbano. L’organismo città è concepito in modo meno schematico di quanto non consentisse il rigido modello funzionalista mutuato dai Ciam. Fondamentale a questo proposito è il modo di concepire la connessione tra i quartieri e la città: oltre a garantire un’efficace rete di trasporti pubblici si propone, «in particolare per la zona nord […], la creazione o il mantenimento di una striscia di verde di larghezza variabile, ma non mai inferiore ai 50 metri, che in segmenti spezzati serpeggiando fra i quartieri di vario tipo (abitazioni, industriali, militari ecc.) forma un anello che consente agli abitanti delle passeggiate di parecchi chilometri, sempre in sede di parchi, zone verdi vincolate, viali alberati, giardini» (ivi, p. 14). La centralità della casa non è quindi vista come un astratto principio funzionale, ma come una concreta condizione spaziale. È su questa concretezza che prende corpo la proposta di una città «a schema stellare» nella quale i quartieri si alternano a cunei di verde attraverso cui la campagna penetra nella città. I progettisti non mancano di tradurre questa indicazione in una nuova regolamentazione urbanistica che costituisce una importante acquisizione disciplinare: «Nel nuovo piano – essi scrivono – si prevede di vincolare non solo le zone definite dalla rete stradale e comprese entro un determinato limite ma anche, con un vincolo negativo, le zone esterne al limite stesso» (ivi, p. 9). È questa una delle prime volte in cui nell’urbanistica italiana si pone il problema della pianificazione totale del territorio di un comune. L’indicazione di una rigida regolamentazione che impedisca in questa zona ogni costruzione che non abbia stretta attinenza con l’agricoltura è utilizzata anche per rendere attuabile la proposta dell’anello e dei cunei di verde. Gli autori del progetto propongono infatti di «Non gravare l’economia comunale con la necessità di mantenere zone verdi dopo esproprio, ma [di renderne obbligatorio] per un determinato periodo il mantenimento in seno all’economia agricola»; e ciò allo scopo di «risolvere economicamente il problema dei grandi parchi e giardini e assicurarsi le possibilità di avere in ogni momento possibili zone di riserva per un demanio comunale». Tutto questo attesta quali passi in avanti si siano compiuti tanto sul terreno del disegno urbano quanto sul terreno della gestione del piano e quindi della sua concreta attuabilità. L’equilibrio fra l’attenzione riservata al tema della viabilità e dei trasporti e quella rivolta all’insieme delle altre questioni dimostra una visione più organica del corpo urbano e il superamento, per Bottoni e Pucci, del dottrinarismo delle prime esperienze. Ciò non significa che il progetto non presti la dovuta attenzione al tema dei collegamenti su strada e su ferro. I progettisti formulano anzi una serie dettagliatissima di proposte sulla viabilità volte a distinguere, per quanto possibile, il traffico di attraversamento da quello di penetrazione nell’area centrale. Non sempre però le proposte paiono condivisibili: se interessante, come sottolinea Roisecco (1941, p. 166), è la proposta di migliorare le comunicazioni nord-sud «attraverso abili raccordi fra la Toscana e la Porrettana con la nuova camionale», meno accettabile, con il senno di poi, è invece l’idea di compiere rettifiche viabilistiche per migliorare la circolazione nel tessuto storico. Acute sono invece le osservazioni circa la logica insediativa in atto lungo le strade foranee. Ne conseguono alcune proposte per ovviare all’edificazione spontanea e disordinata in fregio alla sede stradale, che si possono riassumere in due indicazioni fondamentali: «Limitare o interdire in determinati tratti la fabbricazione lungo un lato o tutti e due i lati di essa»; «Organizzare gli eventuali quartieri satelliti tangenti ad essa in modo organico e autonomo […]». Bottoni, Giordani, Legnani e Pucci traducono in forme architettoniche queste e altre indicazioni, tracciando schemi planivolumetrici a volo d’uccello non privi d’interesse. Un’attenzione particolare è riservata alla zona della collina per la quale si propone il rifacimento dell’armatura stradale onde consentire una edificazione ordinata. Infine molto dettagliate sono le indicazioni per la zona centrale: si propongono infatti ben 66 interventi puntuali, che nell’insieme confermano l’atteggiamento verso la città storica già riscontrato nel caso di Como. A questo proposito Casabella, ancora nel 1943, esprimerà un giudizio favorevole: «soluzioni interessanti dal punto di vista ambientale vengono proposte dal Gruppo Bottoni, soluzioni sempre ispirate a un’efficace valorizzazione del monumento e a un vivo sentimento dell’architettura antica ripensata come valore attuale». L’apprezzamento non ci può però vedere concordi, dal momento che l’affinamento dell’attenzione verso i monumenti esclude ancora una visione unitaria del tessuto urbano. È questo un tema su cui solo con gli anni Cinquanta – con Bottoni in prima fila – si sarebbe fatta strada una diversa sensibilità. Il progetto riceve il quarto premio da una giuria di cui fanno parte Cesare Chiodi, Armando Melis, Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaro. Vince il primo premio il gruppo guidato da Plinio Marconi, a cui, dopo complesse vicende, nel 1940 va l’incarico di «consulente generale» dell’ufficio tecnico comunale per la redazione del piano. Ai vincitori degli altri premi verrà affidato il compito di proporre un piano particolareggiato su una singola zona. A Bottoni e compagni si presenterà l’occasione di ripensare più a fondo il progetto relativo all’area dell’ex Pirotecnico.

Giancarlo Consonni

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 283-285.

Bibliografia

P. Bottoni, G. L. Giordani, A. Legnani e M. Pucci, Concorso per il piano regolatore della città di Bologna, 1938.

Concorso per il progetto di massima del piano regolatore della città di Bologna. Relazione della Commissione giudicatrice, in «Urbanistica», a. IX, n. 1, gennaio-febbraio 1940, pp. 3-22.

G. Roisecco, Concorso per il progetto di massima del piano regolatore di Bologna, in «Rassegna di Architettura», a. XX, n.4, aprile 1941, pp. 153-173.

Bologna. Il piano regolatore, in «Costruzioni-Casabella», a. XVI, n. 182, febbraio 1943, pp. 24-25.

G. C. [Consonni], Progetto del piano regolatore di Bologna, Concorso, 1938 […], G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 283-285.

G. Consonni, Piero Bottoni a Bologna e a Imola. Casa, città, monumento. 1934-1969, Ronca, Cremona 2003, pp. 18-20.

Bibliografia a cura di Giancarlo Consonni

Documenti scritti
  1. Comune di Bologna. Bando di concorso per il piano regolatore della città, 7 gennaio 1938. Stampato, 1 c./2 pp.
  2. Convenzione relativa al concorso per il Piano regolatore della città di Bologna fra gli architetti Piero Bottoni, Gian Luigi Giordani, Alberto Legnani e l’ing. Mario Pucci. Dattiloscritto, 2 cc./2 pp.
  3. Concorso per il piano regolatore della città di Bologna, anno 1938-XVII, progetto degli architetti ingegneri Piero Bottoni, G. Luigi Giordani, Alberto Legnani, Mario Pucci, relazione di progetto. Stampato in opuscolo, in due copie,123 pp.; 15 tavole fuori testo.
  4. Concorso per il progetto di massima del Piano regolatore della città di Bologna, relazione della commissione giudicatrice. Dattiloscritto, in due copie, 24 cc./24 pp.
  5. Comune di Bologna, ufficio tecnico, reparto piano regolatore. Dati statistici per lo studio del piano regolatore di Bologna. Dattiloscritto ciclostilato, in due copie, 13 cc./13 pp.
  6. Norme di edificabilità, proposte di modifiche al regolamento edilizio, allegato al documento descritto al punto precedente, settembre 1937. Dattiloscritto con annotazioni manoscritte e schizzi, 17 cc./17 pp.
  7. Norme urbanistiche di fabbricabilità, allegato al documento descritto al punto 6. Dattiloscritto con integrazioni e correzioni manoscritte, 12 cc./12 pp.
  8. Schema di norme igienico edilizie per la compilazione del regolamento, allegato al documento descritto al punto 6. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 19 cc./19 pp.
  9. Elenco degli edifici monumentali di Bologna. Dattiloscritto, 20 cc./20 pp.
  10. Presentazione degli elaborati per il piano regolatore di Bologna, elaborati riguardanti sistemazioni particolari da svolgere nella scala 1:100, […] elaborati riguardanti sistemazioni particolari da svolgere nella scala 1:500 […] norme generali per la presentazione degli elaborati al 1:1000 e al 1:5000. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 4 cc./4pp.
  11. Bozzetti relativi all’impaginazione delle tavole. Manoscritto con schizzi, 18 cc./18 pp.
  12. Elenco delle tavole presentate. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 2 cc./2 pp.

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