op 170 – Mobili e arredamenti per varie abitazioni, 1937-40, con Mario Pucci

opera 170

Mobili e arredamenti per varie abitazioni, 1937-40, con Mario Pucci

op170 copertina

Scheda storico-critica

A partire dal 1937, e fino a tutto il 1945, il tentativo di costruire un catalogo di mobili tipici che copra l’intero fabbisogno di una abitazione del ceto medio-alto (di dirigenti, di professionisti e di industriali, quali sono appunto i suoi abituali committenti), è sempre più evidente nel lavoro di Bottoni nel campo dell’arredo. La stessa classificazione «per oggetto» di molte tavole e la sistematicità della numerazione dimostrano come quel tentativo sia perseguito con maggiore determinazione rispetto agli anni precedenti. Un riscontro lo si ha anche nella quasi generale assenza, sulle tavole, dei nomi dei committenti e delle date di esecuzione. Questo fatto rende peraltro alquanto problematica la datazione, così come impedisce di accertare se si tratti di lavori eseguiti su commessa o autonomamente, con l’intenzione, in quest’ultimo caso, di dare organicità al catalogo. Il fatto poi che su alcuni degli stessi disegni collocati in serie numerate compaiano date e nomi dei committenti potrebbe avvalorare l’ipotesi che si tratti dell’una e dell’altra cosa insieme. Lo dimostrerebbe l’inserimento qua e là nelle diverse serie, tra i mobili in gran parte destinati a essere eseguiti artigianalmente, anche di mobili che si presterebbero a una produzione su scala industriale. Accanto a una scrivania in tubo, con cassetti di legno e piano superiore in cristallo (dis. n. 525), compare, ad esempio, uno dei tanti mobili-bar progettati da Bottoni (dis. n. 518): se la prima avrebbe potuto figurare nel catalogo di produttori di mobili in serie degli anni Trenta, come Cova e Colombo di Milano, il secondo, per la qualità dei materiali legno di ciliegio, opalina, specchio) e per il tipo di lavorazione, si configura come un prodotto squisitamente artigianale. Del resto, fin dall’inizio della sua attività, Bottoni ha sempre mostrato interesse sia per l’uno che per l’altro modo produttivo, dividendosi fra l’aspirazione a moltiplicare la qualità attraverso la riproduzione dei prototipi in grande serie e la frequentazione delle botteghe artigiane, alla ricerca di abili esecutori capaci di realizzare pezzi d’eccezione, e dai quali anche apprendere i segreti del mestiere. A tenere aperta questa duplice prospettiva obbliga del resto il tipo di committenza che caratterizza gli anni Venti e in larga misura gli anni Trenta, periodo nel quale, mentre il mercato della produzione di massa stenta in Italia a decollare e l’acquisto di modelli da parte dell’industria segna il passo, le commesse provengono in netta prevalenza da una élite di privati che richiedono mobili e arredi su misura. Tuttavia, qualche varco sembra aprirsi per i progettisti nell’indirizzo produttivo di taluni mobilieri che producono serie limitate di mobili di qualità e stilisticamente aggiornati, perseguendo una via intermedia fra l’artigianato e l’industria. E appunto a questa prospettiva che realisticamente guarda negli anni fra il 1937e il 1945 la costruzione da parte di Bottoni del suo personale catalogo di mobili-tipo. In questa direzione, del resto, spinge il calo progressivo delle commesse tradizionali, evidenziato dal crollo del numero dei committenti, che dai 17 del biennio 1935-36 passa agli 8 del quadriennio 1937-40 e ai 7 del quinquennio successivo. Per quanto riguarda specificamente il periodo 1937-1940, è indicativo anche lo squilibrio fra i 48 disegni per i quali è indicata la destinazione (attraverso il nome dei committenti e talvolta l’ambientazione) e l’insieme degli altri 87 disegni che più coerentemente sembrano rispondere alla logica di un catalogo in formazione. Nei diversi gruppi di tavole che compongono quest’ultimo insieme si avverte una duplice tessitura: il tentativo di operare la sintesi di un’esperienza ormai decennale convive con l’insorgere di una nuova sensibilità, che stenta, almeno all’inizio, a dare frutti altrettanto convincenti come quelli della fine degli anni Venti e dei primi anni Trenta. Sicché, mentre viene acquistando sistematicità apparente, il catalogo diventa lo specchio fedele del formarsi di un nuovo orientamento stilistico; e in questo consiste il suo interesse maggiore. Accanto alla fedeltà agli schemi di quella che si può ormai definire la tradizione razionalista, consente infatti di seguire l’emergere di forme nelle quali le linee curve, e ancor più quelle sghembe, sembrano muoversi verso un nuovo organicismo, in cui il riferimento alla natura, costantemente presente nell’opera di Bottoni, è fonte di nuove suggestioni. Ma in questi innesti stilistici corre anche il senso di un’autocritica, la volontà di aderire più intimamente alla vita anziché imporsi ad essa, che darà comunque di lì a poco esiti straordinari, anche se poco appariscenti, nella stagione neorealista degli anni Quaranta. Anche perché consentono di seguire dall’interno il formarsi di questo nuovo laboratorio, i progetti di mobili degli anni che precedono la guerra meritano attenzione. Assieme a quelli della scrivania e del mobile-bar già citati, il disegno di un divano per conversazione o attesa, anch’esso databile attorno al 1939, può dare un’idea delle molteplici tensioni che attraversano questa esperienza.

Giancarlo Consonni

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, p. 280.

Bibliografia

G. C. [Consonni], Mobili e arredamenti per varie abitazioni, 1937-40 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, p. 280.

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