op 167 – Progetto della nuova Fiera campionaria di Milano, concorso, 1937-38, con Pietro Lingeri, Gabriele Mucchi, Mario Pucci e Giuseppe Terragni

opera 167

Progetto della nuova Fiera campionaria di Milano, concorso, 1937-38, con Pietro Lingeri, Gabriele Mucchi, Mario Pucci e Giuseppe Terragni

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Scheda storico-critica

L’Ente autonomo della Fiera di Milano, presieduto dal senatore Piero Puricelli, indice il 28 luglio 1937 un concorso riservato a ingegneri e architetti residenti in provincia di Milano «per il progetto di massima del piano regolatore e degli edifici della nuova Fiera», la cui localizzazione è prevista su una zona molto ampia compresa fra il viale Michele Bianchi, l’Idroscalo, la Stazione di smistamento di Lambrate e il Lambro. Un veto del Ministero dell’Aeronautica, che giudica la scelta dell’area incompatibile con l’esistenza nelle vicinanze dell’aeroporto Forlanini, obbliga però alla sospensione del concorso, che viene riaperto il primo marzo dell’anno successivo. Il nuovo bando sceglie come sede della Fiera l’area «compresa fra il fiume Olona, Piazzale Stuparich, Viale Lodovico Scarampo, Piazzale all’imbocco raccordo Autostrade e Cascina Chiusa», e, come già il precedente, elenca in modo dettagliato le numerose funzioni che devono trovare spazio nel complesso fieristico. Alla scadenza, fissata a soli 45 giorni dall’emissione del bando, vengono presentati 16 progetti. La giuria attribuisce il primo premio al progetto «15 Aprile 1919» (E. Cerutti, G. Forti, G. Sacchi, A. Putelli, E. Battigalli e L. Dodi) e il secondo premio ex aequo ai progetti «S.M.8» (V. Stigler e R. Magnani), «5 C.M.» (P. Bottoni, P. Lingeri, G. Mucchi, M. Pucci e G. Terragni, questi due ultimi non nominati nella relazione della giuria perché non residenti a Milano), «3 Augustus» (C. Perelli) e «Ceba38» (A. Barbieri e C. Ceccucci). Altri quattro progetti vengono infine ritenuti meritevoli di rimborso spese. Il concorso non avrà però alcun esito sul piano della realizzazione; già durante la guerra si sceglierà infatti di ristrutturare e ampliare i volumi esistenti, la cui localizzazione è stata confermata fino a oggi. Il progetto di Bottoni, Lingeri, Mucchi, Pucci e Terragni è sicuramente il più innovativo fra quelli presentati al concorso, sia per l’organizzazione funzionale sia per la traduzione in immagine architettonica. È sintomatico a questo proposito che un critico come Vincenzo Costantini, che in quegli anni non risparmia critiche all’architettura razionalista, veda in questo progetto il realizzarsi di un felice incontro fra la nuova architettura e un organismo «utilitario» come la Fiera. Certo l’apprezzamento nasconde un secondo fine: quello di confinare il razionalismo nell’ambito di temi in cui l’aspetto funzionale è ritenuto decisamente preminente; ma questo non toglie che il progetto abbia una sua forza di convincimento anche nei confronti degli scettici, come appunto il critico della «Sera». «Insomma – scrive Costantini il 21 maggio 1938 – [il]progetto nell’insieme offre tutta quella caratteristica ossatura costruttiva leggera, svelta e forse un po’ troppo stecchita in alcune parti, che può essere propria di una Fiera veramente moderna». Il critico giudica il grande padiglione della Fiera campionaria in grado di offrire una «visione organica e unitaria di tutta la produzione italiana», definisce «bellissimo» l’albergo, «ottimamente disimpegnata la viabilità» e infine «attraente» la visione offerta dal «viale prospettico con i suoi movimentati ponti». Sono giudizi tutti condivisibili, ma altre caratteristiche di questo progetto meritano di essere sottolineate. In primo luogo il rapporto con la città. La soluzione adottata punta a garantire la massima accessibilità sia ai mezzi privati che a quelli pubblici, inserendo l’organismo fieristico nel flusso della vita cittadina, ma avendo cura, nel contempo, di proteggerlo dal traffico massiccio delle direttrici di penetrazione della Gallaratese e della via Scarampo. Ne nasce l’immagine di un complesso aperto e dinamico, dotato di possibilità di espansione, ma in un rapporto di equilibrio con la città. L’integrazione con il tessuto urbano, già cercata nel progetto per la Fiera di Bologna elaborato nel 1934 da Bottoni, Legnani e Pucci, qui è perseguita a tutti i livelli, dai percorsi dei mezzi meccanizzati a quelli pedonali. Lo stesso «Ingresso Trionfale», esplicitamente indicato nell’allegato al bando tra le strutture «da sistemare entro il piano regolatore», è risolto in modo originale. E infatti ricondotto alle caratteristiche di una piazza pedonale leggermente sopraelevata e segnalata a grande distanza dal «complesso reclamistico luminoso e coloristico con fronte parallela all’asse longitudinale della Fiera e costituente fondale al grande viale che raccoglie le provenienze da Viale Certosa» (P. Bottoni, P. Lingeri, G. Mucchi, M. Pucci, G. Terragni, Progetto nuova Fiera di Milano Motto 5 C.M. Relazione, [19381, p. 20, dattiloscritto in APB, Documenti). La concezione dell’ingresso è alla fine sovvertita: non solo esso è esteso «in modo da interessare tutta la zona che sta dinanzi alla Fiera verso la città» (ibidem), ma di fatto continua nella successione dei 10 ponti e delle relative scale d’accesso ai parcheggi. I ponti sono pensati anche per segnalare a chi percorra il grande viale incassato, che attraversa longitudinalmente l’intero complesso fieristico, di trovarsi all’interno di questo, mentre l’accessibilità diffusa consente di raggiungere le diverse strutture espositive «con il minimo intralcio di circolazione» (ivi, p. 15). Ogni ponte è infatti concepito come un ingresso con i relativi controlli. Una distribuzione diffusa degli ingressi è prevista anche sul lato ovest del grande padiglione della Fiera campionaria, il quale risulta così accessibile sia dalla strada sopraelevata che lo costeggia sia dal percorso pedonale sottostante, per il quale la sopraelevata funge da tettoia. Una simile dislocazione degli accessi alla Fiera consente inoltre una diluizione degli approdi per la massa dei visitatori. «Tali accessi sono disposti in modo che il pubblico giunga alla Fiera attraverso zone alberate e che attraverso dette zone pure defluisca sia con veicoli pubblici verso i vari quartieri della città che a piedi per la rete delle strade che giungono alla Fiera campionaria». La stessa distinzione fra l’accessibilità automobilistica e quella dei mezzi pubblici è pensata per proteggere la massa dei pedoni: sempre sul lato ovest della Fiera campionaria, «il tram, correndo su 4 linee affiancate ed in sede propria, serve gli ingressi al grande padiglione […]» (ivi, pp. 12-13). Il rapporto con la città ha tale preminenza da influire in modo decisivo sulla stessa organizzazione interna del complesso espositivo. La continuità funzionale e spaziale dei diversi flussi (merci, operatori, visitatori) è assunta infatti come elemento generatore anche alla microscala, tanto che si può parlare di una vera e propria architettura del «circolare»; ma – si badi bene – non alla maniera di Alexander Klein. Qui infatti il circolare è concepito non solo nella forma del layout, ma anche come doppia spettacolarizzazione: quella delle merci esposte e quella del flusso dei visitatori che diviene esso stesso componente dello spettacolo espositivo. E questo si verifica sia all’esterno che all’interno dei padiglioni. All’esterno, il punto più alto dell’inglobamento dello stesso fluire di gente e veicoli nei caratteri e nel senso dell’architettura si verifica attorno all’ingresso principale: «Uno spettacolo indubitatamente di enorme suggestione – si legge nella relazione di progetto – sarà il panorama che dall’alto del soprapassaggio dell’ingresso trionfale sarà visibile dal pubblico che vi accede dalla piazza attraverso comode rampe, sia guardando all’esterno verso la piazza di arrivo ed il viale Trionfale, sia guardando all’interno verso la grande piazza d’onore […] ed il viale formato dalle strade incassate […]» (ivi, p. 21). Quanto all’interno, merita di essere brevemente analizzato il grande padiglione della Fiera campionaria, l’unico studiato in dettaglio. L’organizzazione del percorso su due livelli (quello di una grande galleria a quota + 1,00 m e quello di una galleria laterale a quota + 2,80) e il raccordo fra i due livelli mediante scale e passerelle ripropongono un intreccio dei punti di osservazione che ingloba nello spettacolo anche il pubblico. Il modo in cui all’esterno il padiglione segnala i suoi accessi sta a indicare la preoccupazione di rendere immediatamente percepibile la sua struttura e i suoi modi di fruizione. L’intero organismo è ottenuto dall’accostamento di due strutture lineari di diversa dimensione con copertura a voltine ribassate, sorrette da capriate, a loro volta innestate su telai continui poggianti su pilastri. Il dislivello tra le due coperture consente di ottenere una vetrata continua che illumina dall’alto la parte più interna. La differente dimensione delle due strutture è inoltre ben utilizzata anche per articolare gli spazi: nella pilastrata del corpo più basso trovano posto sia le strutture di servizio per il pubblico e per gli operatori, sia la galleria laterale, mentre la capriata esterna si trasforma in una grande tettoia che si protende verso i punti di massima affluenza, costituendosi come un invito per la massa dei visitatori. Sul lato est invece la grande vetrata di tamponamento consente un’ottima illuminazione dell’interno. Questo diaframma fa anche da soglia per la grande passeggiata all’aperto da cui può essere percepita la restante parte del complesso fieristico, vale a dire i padiglioni destinati alle mostre di settore e disposti perpendicolarmente al padiglione maggiore, dall’altro lato della strada incassata. Fra questi «padiglioni tipo» è prevista anche l’edificazione di piccole strutture espositive che «assumeranno quegli aspetti provvisori atti a dare alla Fiera, anche anno per anno, un simpatico carattere di varietà» (ivi, p. 17).

Giancarlo Consonni

In G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di) Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 273-276.

Bibliografia

La Fiera cambierà sede, in «Corriere della Sera», 13.6.1937.

Ente autonomo della Fiera di Milano, Bando di concorso per lo studio ed il progetto di massima del piano regolatore e degli edifici della nuova Fiera, Milano, 27 luglio 1937.

La nuova sede della Fiera. Il concorso per il piano regolatore e gli edifici, in «Corriere della Sera», 28.7. 1937.

La Fiera a San Siro. Il concorso per lo studio di massima del piano regolatore e degli edifici, in «Il Popolo d’Italia», 24.2.1938.

Ente autonomo della Fiera di Milano, Bando di concorso per lo studio di massima del piano regolatore e degli edifici dellanuova Fiera, Milano, 1 marzo 1938.

Il progetto vincitore per la nuova sede della Fiera, in «Il Popolo d’Italia», 17.5.1938.

La nuova Fiera. I vincitori del concorso reclamano l’applicazione di una clausola del bando per intervenire nel caso di eventuali modifiche al progetto, in «La Sera», 17.5.1938.

V. Costantini, La nuova Fiera di Milano. La concezione pratica e artistica del tema proposto ai concorrenti nello sviluppo dei vari progetti, ivi, 21.5.1938.

Il concorso di massima per il piano regolatore della nuova Fiera Campionaria di Milano, in «Rassegna di Architettura», a. X, n. 6, giugno 1938, pp. 249-258.

Nuova Fiera Campionaria di Milano, 1938, in «L’Architettura. Cronache e storia», a. XVI, n. 153, luglio 1968, p. 254.

G. Consonni, L. Meneghetti, L. Patetta, Piero Bottoni. Quarant’anni di battaglie per l’architettura, numero monografico di «Controspazio», a. V, n. 4, ottobre 1973, pp. 40-41.

P. Bottoni, Esposizioni e fiere nel piano urbano, in «Hinterland», a. IV, n. 19-20, dicembre 1981, pp. 68-73.

F. Sabatelli, L’espansione della città moderna: Bologna 1934: gli scambi come cardo razionalista, ivi, pp. 74-75.

E. Mantero (a cura di), Il Razionalismo italiano, Zanichelli, Bologna 1934, pp. 139-142.

A. F. Marcianò, Giuseppe Terragni. Opera completa 1925-1943, Officina, Roma 1987, pp. 220-221.

G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon, Il filo delle immagini: Piero Bottoni e Milano, in Piero Bottoni. Un nome per un liceo, a cura di M. A. Biggi Puddu, M. L. Gorla, M. F. Occhipinti, Edistudio, Milano 1988, pp. 20-22.

G. C. [Consonni], Progetto della nuova Fiera campionaria di Milano, Concorso, 1937-38 […], in G. Consonni, L. Meneghetti, G. Tonon (a cura di), Piero Bottoni. Opera completa, Fabbri, Milano 1990, pp. 273-276.

G. Consonni, G. Tonon, Terragni inedito, Ronca, Cremona 2003, pp. 78-93.

Bibliografia a cura di Giancarlo Consonni

Documenti scritti
  1. Ente autonomo Fiera di Milano. Bando di concorso per lo studio ed il progetto di massima del piano regolatore e degli edifici della nuova Fiera, Milano 28 luglio 1937. Stampato, in due copie, 1 c./4 pp.
  2. Ente autonomo Fiera di Milano. Concorso del piano regolatore, elenco edifici […], elenco padiglioni e fabbricati da sistemare entro il piano regolatore, allegato al documento descritto al punto precedente. Ciclostilato, 8 cc./8 pp.
  3. Ente autonomo Fiera di Milano. Bando di concorso per lo studio di massima del piano regolatore e degli edifici della nuova fiera, Milano 1° marzo 1938. Stampato con annotazioni manoscritte, in due copie, 1 c./4 pp.
  4. Ente autonomo Fiera di Milano. Concorso del piano regolatore, elenco edifici […], elenco padiglioni e fabbricati da sistemare entro il piano regolatore, allegato al documento descritto al punto precedente. Ciclostilato con annotazioni e manoscritte e schizzi, 8 cc./8 pp.
  5. Idem. Ciclostilato con annotazioni manoscritte, in due copie, 7 cc./7 pp.
  6. Convenzione fra i progettisti per la partecipazione al concorso. Dattiloscritto, 2 cc./2 pp.
  7. Idem, bozza. Manoscritto, 4 cc./4 pp.
  8. Progetto nuova Fiera, motto 5 C.M, relazione. Dattiloscritto in fascicolo con intestazione timbrata, 24 cc./24 pp.
  9. Idem. Dattiloscritto, 20 cc./20 pp.
  10. Idem, bozza. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 9 cc./9 pp.
  11. Idem, bozza. Dattiloscritto, 6 cc./6 pp.
  12. Appunti relativi alle tavole di progetto, alla loro impaginazione, ai materiali necessari per l’esposizione. Manoscritto con schizzi, 7 cc./8 pp.
  13. Didascalie di alcune tavole. Dattiloscritto, 2 cc./2 pp.
  14. Idem, bozza. Dattiloscritto con correzioni e annotazioni manoscritte, 2 cc./2 pp.
  15. Progetto per la Fiera campionaria di Milano (premiato con 2° premio). Descrizione. Dattiloscritto, in quattro copie, 2 cc./2 pp.
  16. Idem, bozza. Dattiloscritto con correzioni manoscritte, 2 cc./2 pp.
  17. Idem, con testo in francese. Dattiloscritto, 1 c./1 p.

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