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Lettera aperta a Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

 

 

Egregio Signor Ministro,


le scriviamo a proposito di un intervento che si sta per eseguire sull’intera seconda balza di sud-est del Monte Stella (per un’estensione di circa 7.000 metri quadrati) nel quartiere QT8 a seguito della delibera in data 26 luglio 2015 n. 1183 con cui la Giunta Comunale di Milano ha preso atto della soluzione progettuale elaborata dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano per la «valorizzazione» del Giardino dei Giusti (fig. 1), dando di fatto il via libera alla sua realizzazione.

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1. Il progetto su cui la Giunta del Comune di Milano ha dato il via libera con la formula della «presa d’atto» 

Sottolineiamo, a scanso di equivoci, che siamo assolutamente concordi e solidali con i fini perseguiti dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, di cui apprezziamo l’impegno in memoria di tutti i “Giusti” che hanno lottato contro i crimini verso l’Umanità. Siamo però allo stesso tempo preoccupati del fatto che le iniziative – pur lodevoli – della predetta Associazione si effettuino all’interno dei criteri di legittimità e senza danni a un bene pubblico e senza pregiudizio dell’interesse dei cittadini di usufruire di una delle poche e più caratteristiche aree a verde della città di Milano.

 

1. Il Monte Stella è:

a) un bene comune di riconosciuto valore. Lo dimostra anche il fatto che per l’intero QT8 (Monte Stella compreso) il Comune di Milano ha avanzato nel 2013 una proposta di Vincolo Paesaggistico;

b) un capolavoro del disegno del paesaggio contemporaneo. Nel 1985 Aldo Rossi l’ha definito «una grande architettura», sottolineando che «pochi sono i monumenti dell’architettura moderna: pochi soprattutto quelli che hanno un significato che va oltre la loro qualità tecnica […]. Certamente […] a Milano il Monte Stella di Piero Bottoni».

c) un simbolo di grande valenza civile. Costruito in larga parte con le macerie della Seconda guerra mondiale, è insieme il memoriale della città di Milano massacrata dalla guerra e un messaggio di pace.

d) il luogo dove è sorto nel 2003 il primo Giardino dei Giusti in Italia. Un giardino che, come dice la parola, si è inserito fin qui armoniosamente nel rispetto dei caratteri naturalistici dell’architettura voluta e ideata da Piero Bottoni e i cui valori hanno fin qui convissuto perfettamente con quelli del Monte Stella.

 

2. L'’intervento su cui la Giunta Comunale ha dato il via libera rischia di compromettere irreparabilmente il Monte Stella. L’elevato impatto dell’intervento è attestato dai seguenti dati sulle opere che si stanno per eseguire:

• muri rivestiti in pietra, con larghezza di cm 63, altezza di cm 240 e lunghezze variabili (6 di cm 335, 1 di cm 609 e 1 di cm 835), per uno sviluppo complessivo di metri 34,65. La sezione (figg. 2 e 3) dà un’idea degli scavi profondi che la realizzazione di questi muri comporta. Le figg. 2 e 3 però non dicono tutto. Le fondazioni non possono essere in semplice calcestruzzo: per tutta la lunghezza del muro, nel cemento andrà annegata una “gabbia” (adeguata) in tondini di ferro. Questo vale non meno per l’anima verticale alta 240 cm, destinata a reggere pesanti blocchi di pietra: anche qui non di semplice calcestruzzo si tratta, ma di cemento armato che va legato a quello delle fondamenta. Quanto al dettaglio di cui alla fig. 3, si fa osservare che è impensabile che si adotti un semplice appoggio con incastro: così com’è disegnato, quel muro non si reggerà mai in piedi. Tanto più che si ha a che fare con terreno tutto di riporto, particolarmente cedevole specie in prossimità delle scarpate verso cui l’intervento previsto si spinge in modo avventato;  

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Muro_giardino_Sezione_part.jpg

2. Muro. Sezione verticale

3. Muro. Sezione verticale, particolare

• muri alti rivestiti in corten, con larghezza di cm 21 e un’altezza di cm 240, per uno sviluppo complessivo di metri 18,40 (con due ‘finestre’);
• muri bassi rivestiti in corten, con larghezza di cm 42 e un’altezza di cm 70, per uno sviluppo complessivo di metri 20,18;
• un parapetto in ferro lungo metri 13,17 che conclude a est il cosiddetto “Giardino della Meditazione”. Le modalità di ancoraggio non vengono indicate, ma è evidente che si renderanno necessarie diverse fondazioni in cemento, anche tenuto conto della collocazione del parapetto al limite della scarpata;
• 13 totem alti cm 280 (fig. 4);

4. Una batteria di totem. Rendering

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5. Il teatro all’aperto per 340 posti. Rendering

• un teatro per 340 posti con sedute in pietra rivestite di legno (fig. 5); alle spalle dell’orchestra del teatro, dietro un muro alto cm 240, è prevista un’«area interclusa per alloggiamento contatore e impianto auditorio»: di fatto un edificio vero e proprio che il disegno dissimula con la dizione «area interclusa»;
• seppure si tratti di una struttura in piano, per tutta l’area del teatro si renderà comunque necessaria la creazione di pendenze, sia pur minime, per il deflusso delle acque. Non solo: per evitare dilavamenti e smottamenti, le scarpate necessiteranno di canaline e rinforzi murari, con ulteriori devastazioni;
• una struttura teatrale di 340 persone rende necessaria l’installazione di un congruo numero di WC mobili che il progetto omette di rappresentare, ma che costituiranno un ulteriore fattore di deturpamento permanente;
• poiché per i muri, i totem e il teatro è prevista un’illuminazione a giorno nelle ore notturne – con elevato inquinamento luminoso a danno delle abitazioni prospicienti –, si dovrà provvedere all’installazione di una cabina elettrica a cui faranno capo un’infinità di tubazioni e di pozzetti per l’interramento di condutture elettriche;
• infine due “ingressi” all’intera area, ciascuno con 5 pilastri rivestiti in pietra di cm70x40 in pianta e un’altezza di cm 240.

3. Negli Stati Uniti o nel Regno Unito un tecnico comunale incaricato di esaminare il progetto di cui stiamo parlando, tra i criteri di verifica – e non certo l’ultimo – avrebbe quello della sicurezza delle persone; questione su cui in quei paesi è fiorita una vasta letteratura e un sapere tecnico condiviso, basato sull’esperienza. Stiamo parlando della questione se quanto previsto dal progetto possa o meno creare condizioni di pericolo per i frequentatori del parco. Si fa osservare che la presenza di muri, con addirittura la creazione di ‘stanze’ (a cielo aperto), ridurrà non poco la sicurezza delle persone e di conseguenza l’effettiva fruibilità pubblica dell’area.
Si confronti la fig. 6 (progetto) con le figg. 7 e 8 (stato attuale): il solo buon senso dice che oggi il parco è molto più sicuro di quanto non lo sarà dopo l’intervento.

Muro_giardino_Rendering.jpg

6. Alcuni dei muri previsti nel progetto. Rendering

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7. Monte Stella. Seconda balza di sud-est. Stato attuale

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8. Monte Stella. Seconda balza di sud-est. Stato attuale

4. Nella splendida concezione originaria del Giardino dei Giusti, al centro del messaggio c’era l’albero; il che ha fin qui assicurato la perfetta compatibilità con il parco urbano in cui è inserito. Il progetto che si sta per eseguire risponde invece all’intento di dar vita a uno spazio della comunicazione e della didattica. La funzione espositiva (che arriva fino all’impiego di 13 totem) e la funzione didattica (che si spinge fino alla costruzione di un teatro all’aperto di 340 posti) cambiano radicalmente la nozione stessa di “Giardino”. Assicurate in modo permanente, quelle funzioni appaiono incompatibili con i caratteri e i modi d’uso propri di un parco urbano.

5. C’è poi una dinamica prevedibile: mentre il Giardino esistente si è fin qui difeso da sé, quanto si sta per realizzare sarà inevitabilmente esposto a vandalismi e a usi impropri (bivacchi, rave parties ecc.). Il risultato quanto mai probabile sarà alla fine questo: l’intera balza di sud-est (uno dei luoghi più belli del parco) dovrà essere recintata, suggellando la completa sottrazione di uno spazio pubblico al legittimo proprietario: i cittadini di Milano.

6. Detto per inciso, il cambiamento della simbologia andrà a scapito dell’intento su cui l’iniziativa del Giardino dei Giusti si è retta fino ad ora. Il messaggio che fin qui è arrivato alle coscienze con il simbolo delicato dell’albero, arriverà svilito in nome dell’intento comunicativo/didascalico.
Per questo ci permettiamo di avanzare due domande:
a) per le esposizioni, permanenti o meno, non sono più confacenti luoghi al chiuso o recintati?
b) per la didattica specifica che Gariwo coltiva non sono più adatti i teatri, a cominciare dal Piccolo Teatro di Milano, luogo di alto e drammatico valore simbolico per essere stato sede dal 1943 al 1945 della famigerata Squadra d'Azione Ettore Muti?

7. È stato detto che il cambiamento è imposto dal fatto che il Giardino dei Giusti di Milano non può più crescere nei modi fin qui seguiti perché là dov’è nato non ci sarebbe più spazio per piantare alberi. Su questo, accogliendo un suggerimento del prof. Sergio Brenna, abbiamo proposto che ai Giusti venga dedicata l’intera Biblioteca degli Alberi in progetto a Porta Nuova. Lì il Giardino dei Giusti sarebbe posto in continuità con la Casa della Memoria e avrebbe tutto lo spazio e la visibilità che si merita.

8. Solo verso la chiusura chiamiamo in causa la bellezza. Comunque la si pensi, se si confrontano i disegni di progetto con lo stato attuale ci si rende conto che il Monte Stella è stato pensato e realizzato per dialogare non solo con il QT8 ma con l’intera città. Non a caso le balze più estese guardano verso il centro urbano in una continuità di percorsi orizzontali e verticali che mettono a frutto una sapienza antica. Il Monte Stella ha indicato alla contemporaneità una strada feconda: quella che vede il disegno urbano integrato al disegno di paesaggio.
Nel manomettere estesamente la seconda balza, il progetto Gariwo sovverte l’organicità dell’insieme.

9. Il confronto tra il primo progetto e la versione che ha avuto il via libera della Giunta Comunale dice senz’ombra di dubbio che non sono intervenuti mutamenti sostanziali. Ciò pone un pesante interrogativo sul cambiamento di orientamento della Soprintendenza che, mentre il 21 maggio 2015 invitava l’Amministrazione comunale «a individuare una localizzazione meno delicata dal punto di vista paesaggistico», il 26 giugno 2015 (data della Presa d’atto della Giunta Comunale) valutava «favorevolmente gli esiti del nuovo progetto».

10. Molti intellettuali e architetti autorevoli – più di 260 in totale – si sono schierati contro questo intervento (v. allegato). Oltre 2.500 cittadini hanno firmato appelli per la difesa del Monte Stella. Sono segnali della popolarità di questo bene culturale e paesaggistico e la consapevolezza diffusa del suo valore.
Dalle macerie della Seconda guerra mondiale è nato un capolavoro, molto vissuto e amato dai cittadini. Un capolavoro che è insieme il memoriale civile della città martoriata dalla guerra e un messaggio di pace. Le chiediamo Signor Ministro un gesto di responsabilità in difesa del Monte Stella.

 

Giancarlo Consonni
Graziella Tonon


22 luglio 2015